Benedetta's profileGenio e SregolatezzaPhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    specchio

    Lo guardò…

    guardò il suo corpo bagnato dalla pioggia,

    guardò il suo viso bagnato dalle lacrime e dal sangue,

    guardò il suo sorrise triste.

     

    Guardò sé stessa…

    guardò il vestito da sera grigio perla,

    guardò i capelli acconciati in un chignon,

    guardò il viso truccato e il corpo profumato…

     

    Guardò lo specchio tra di loro e la sua mano che andava ad incontrare l’altra,

    Schubert nelle orecchie

    dietro uomini e donne eleganti in pista.

     

    Guardò ancora, mentre gli altri guardavano lei.

     

    Si avvicinò di nuovo allo specchio…

    Il suo corpo aderente all’altro…

     

    Guardò ancora lui,

    lui che le sorride,

    lui che si gira,

    lui che se ne va…

     

    Lui che la lascia sola con il suo specchio,

    sola senza riflesso,

    sola senza niente…

     

     

     

     

    commentino?!?

    Ti amo...

    Ti amo…

    Sorrido, mentre tu, seduto, mi prendi per mano e mi avvicini a te. Mi guardi e sorridi, tranquillizzante. Inizi a sbottonarmi piano la camicetta, partendo dal basso, scoprendo il ventre. Mi accarezzi piano, senza fretta. Mi baci e continui a spogliarmi. Mi accarezzi e passi le mani sulle mie spalle, permettendo all’indumento di scivolare a terra. Continui a toccarmi, passando piano le mani sul mio reggiseno rosa, piano, leggero. Sono ancora davanti a te, mentre tu sei seduto sul letto dalle lenzuola di seta. Ti alzi piano, mi sovrasti. Con un movimento fluido ti togli la maglietta. Eccoti qui, sorridente, tranquillo, mentre mi sdrai sul letto e mi baci il collo. Slacci il mio reggiseno con maestria e lo togli con lentezza, tranquillo, pronto a fermarti ad un mio gesto. Lo lasci cadere a terra e inizi a baciarmi il seno. Sei dolcissimo.

    Scendi con la bocca all’orlo dei miei pantaloni, mi guardi, ricambio il tuo sguardo, vedi un’ombra di paura in me e ti fermi. Dio, sei dolcissimo.

    Ti sposti piano e ti sdrai accanto a me. Hai rinunciato all’idea, ma io non voglio.

    Cambio posizione e scendo incerta ai tuoi pantaloni, più gonfi del normale. Mi guardi stupito, ma non ti muovi. Ti accarezzo piano, lì, dove la stoffa è più tesa. Arrossisco, ti esce un gemito.

    Ritorno al bottone dei tuoi jeans e lo slaccio. Sei ancora stupito, non pensavi che sarei arrivata fino a questo punto, eh? Infilo una mano nei tuoi pantaloni, ma tu mi fermi con un gesto repentino. Mi scruti, mi stai leggendo l’anima. Cerchi la paura e la trovi, ma trovi anche voglia, curiosità, amore. Sorridi e lasci la mia mano. Ti abbasso i pantaloni e ti accarezzo piano. Le mie mani sono incerte, mentre toccano la stoffa nera. Scivolano via anche i boxer e stavolta mi fermo e ti guardo, le mie mani tremano poggiate sulle tue cosce. Mi guardi e sorridi teneramente. Mi prendi la mano e la guidi. Arrossisco ancora di più mentre ti tocco lì, con la tua mano sopra la mia. Togli la mano dalla mia e la poggia sulla mia guancia, invitandomi a baciarti. Unisco le mie labbra alle tue in un bacio veloce, che tu approfondisci dolcemente. Mi scosti da te, poggiandomi sul copriletto, sali sopra di me e sorridi.

    Hai capito che sono pronta e non hai più esitazioni. Mi tocchi e mi baci. Scendi e tranquillo sfili pantaloni e slip, continui a baciarmi e ad accarezzarmi. Gemo. Sei troppo… troppo e basta!

    Mi guardi, leggo un “posso” nei tuoi occhi. Sorrido e mi avvicino piano al tuo orecchio, sussurrandoti la mia risposta. Mi baci il collo e io torno a sdraiarmi. Mi guardi e sorridi. Un unico movimento e sei dentro me. Dio… fa male… due lacrime scendono involontarie sulle mie guance e tu le asciughi con le tue labbra. Mi sorridi e aspetti. Non dimenticherò mai questo momento in cui tu ti trattieni per me, per rendere questo attimo magico. Dio… ti amo.

    Inizi a muoverti, piano, lento, dolce. Il piacere sostituisce il dolore. Inizio a muovermi insieme a te, a tempo. Mi guardi e sorridi… sei felice. Urli, hai raggiunto l’apice, ti seguo dopo pochi secondi. Esci da me e ti appoggi senza forze a me. Mi baci un seno e circondi la mia vita con le tue braccia. Ti bacio sulla fronte e passo la mano tra i tuoi capelli. Spossato chiudi gli occhi e ti addormenti, contemplo ancora un po’ il tuo viso, sereno, tranquillo e il tuo corpo.

    Non mi sembra vero, che alla fine… be’… che alla fine sono qui e l’ho fatto.

    Dio, sono felice.

    MI addormento anch’io, seguendoti in quello strano mondo nebuloso.

    Angeli...

    Angeli…

    Sarebbe bello, sì veramente bello poter volare e andare a nascondersi tra le nuvole, quelle bianco puro, belle, grandi, dalla forma indefinita, che si lasciano modellare dal vento. E guardare dall’alto questa terra, questa corrente di persone che vanno per lo stesso verso, indifferenti, uguali, con la stessa espressione del viso, quell’espressione da “ormai sono un uomo realizzato”. Fantastico! Essere un uomo realizzato… che bellezza… avere un lavoro, una famiglia, una macchina, magari un cane e fare sempre le stesse cose, ogni giorno, ogni mese, ogni anno, sempre. Magari sperando in una promozione al lavoro che puntualmente non arriva! Fantastico!

    Poter alzare lo sguardo e apprezzare il cielo…

    poter gioire del sorriso di un bambino…

    poter ridere di uno sbaglio…

    poter perdonare un errore…

    poter baciare la donna amata…

    poter nuotare contro corrente senza stancarsi mai…

    poter piangere per il dolore…

    poter cadere e sapere che ci sarà sempre una mano che ti rialzerà…

    Quello sarebbe un uomo realizzato! Certo, utopia… anche se non ho mai capito perché utopia ha un valore così negativo… eppure… c’è pio, pia, padre, il pio pio dei pulcini… eppure utopia è l’idea di una persona irrealista… Mah…

    E poi… le nuvole danno sempre un immagine di purezza, tranquillità, anche quando si riuniscono in un grumo nero pronto a sfogarsi in lacrime amare. Anche se poi, alla fine, in fondo, nessuno asciugherà mai quelle lacrime, mai nessuno l’abbraccerà cercando di dare conforto, mai nessuno cercherà di placare i suoi scossi singhiozzi. Mai. Nessuno. Come nessuno mai potrò apprezzare un suo sorriso, un suo gesto, un suo bacio.

    Chissà come devono sentirsi quelle nuvole, con la loro apparenza di felicità e tranquillità, mentre il loro cuore si sbriciola, sorriso finto dopo sorriso finto. E alla fine, ma proprio alla fine, crollano e piangono, piangono fino alla morte, fino alla rovina, fino alla distruzione. E scompaiono con il loro primo ultimo sfogo vero e spontaneo, nella sinfonia dei loro ultimi singhiozzi, mischiati agli ultimi battiti del cuore, del loro cuore. E c’è anche chi sorride ed è felice, è felice!, nel vere il cielo azzurro e sgombro dopo la tempesta… felice! Felice nel vedere quell’azzurro calmo e triste perché le uniche cose che lo rendevano più bello, più felice, più lui erano i batuffoli bianchi che sono scomparsi con le SUE lacrime. E come non si può capire la sua sofferenza quando persino la luce e il suono si uniscono al loro dolore con tuoni, fulmini, lampi, saette… tutto quel rumore che ti spaventa, t fa sobbalzare sulla sedia e non sai neanche perché, vuole solo farti capire la SUA sofferenza, perché LUI non è il tipo da imporsi, da farsi notare con forza e prepotenza, lui è quello del dolce picchiettare della pioggia contro il vetro della tua finestra, chiedendo di entrare, piano dolce, piccolo, un lieve bussare per aprire le porte del tuo cuore e a quel piccolo, dolce, lieve, piano, quieto, ritmico, soave bussare si accompagna l’ululato del vento, il rombo del tuono, l’alba del fulmine. E’ un invito a una nuova vita, una nuova aurora, un nuovo nato, perché ogni volta che muore un uomo, un altro ne nasce e tu puoi, puoi nascere ancora una, cento, mille volte. A ogni tempesta hai la possibilità di nascere ancora e ancora e ancora, basta che ascolti quel grido silenzioso, fallo. Fallo, non perché devi, ma perché vuoi, perché ne hai bisogno, perché cerchi la felicità e non la trovi.

    Fallo.

    Perché qualcuno ha detto homo hominis lupus, è vero, il lupo è nel riflesso dei nostri occhi quando guardiamo qualcun altro, ma è anche vero che in una sola persona della nostra vita vediamo anche qualcos’altro, in un'unica persona vediamo un angelo, l’unico che ci può aiutare, l’unico che ci rende felici. E’ vero. I lupi sono molto di più, molto… ma gli angeli sono immortali, i lupi no!

    E magari questo a qualcuno non basta, magari qualcuno può pensare che un solo angelo è poco, c’è chi ne vuole di più, chi non capisce la bellezza di un angelo, chi preso dai pupi si dimentica degli angeli e diventa lupo. Ma un giorno o l’altro, volente o nolente, un lupo troverà il suo angelo e cambierà o forse rimarrà sempre lupo, ma non il lupo di Cappuccetto rosso, sarà il lupo mischiato al cane che ti si avvicina solo per ricevere una carezza e poi non ti abbandona più. E allora vedi incedere per strada un angelo e un lupo, insieme, mano nella mano, e ti chiedi com’è possibile che due creature di natura così diversa, possano stare insieme, prima di girarti e incontrare il tuo angelo.

     

    B:C

    (… e Terenzio insegna…)

     

    Rana...

    Rana…

    Si mise la sigaretta tra le labbra e tranquillo l’accese, coprendosi con le mani per proteggersi dal vento. Respirò profondamente, mentre il fumo gli intossicava il corpo, chiuse gli occhi e si lasciò andare alle sensazioni rilassanti che la nicotina gli dava. Riaprì gli occhi, quando una folata di vento particolarmente forte gli scompigliò i capelli. Il suo sguardo si posò su una coppia lì sotto, dove una ragazza abbastanza carina abbracciava e baciava un’altra ragazza piena di brufoli. Distolse lo sguardo e i suoi occhi si posarono su una nuvola bianca a forma di rana che spiccava prepotentemente contro l’azzurro del cielo. Era bella quella sensazione, non solo lo calmava, ma gli dava anche un senso di bellezza e forza. Gli sembrava di essere un tipo figo, uno di quelli che non devono chiedere mai, che non gli importa delle regole o del pensiero altrui. Tutto il contrario, circa, di quello che era lui in realtà. Sorrise amaramente e buttò via la sigaretta. Aveva voglia di accenderne un'altra solo per la sensazione che dava averla in mano. Ignorò quel pensiero e se ne andò. Non voleva cacciarsi nei guai. Più in basso la ragazza carina sussurrava parole d’amore alla sua compagna, indifferente agli sguardi d’odio e spesso di schifo che gli lanciavano i passanti. Le sembrava di essere la protagonista di quella poesia, quella di cui non si ricordava mai l’autore, quella lì…

     

    “I ragazzi che si amano,

    si baciano in piedi contro le porte della notte.

    E i passanti che passano li segnano a dito...”

     

    In quel momento, in quel preciso momento le sembrava di essere proprio una di quei ragazzi. Sorrise, non le importava di quel che pensavano gli altri, era felice così, abbracciata alla sua compagna. E provava compassione per chi non capiva, per chi era troppo legato alla normalità, al bianco, al nero, che non riusciva a capire la bellezza dell’arancione, del viola, del rosso. Di quei colori così vivaci, così forti che tu non puoi non guardare, sono quei colori che con il loro silenzio si fanno sentire e tu non puoi non ascoltarli. E magari non ti piacciono, magari non ti piace neanche quello che dicono, ma tu li devi ascoltare lo stesso, perché non puoi non farlo.

    E forse un po’ anche li invidi, perché loro mostrano la loro vera natura, mentre tu non puoi, o almeno tu lo dici, così puoi usarla come scusa e puoi non sentirti un vigliacco… anche se dentro di te, in fondo, molto in fondo, tu lo sai qual è la verità.

    Quasi quasi vorresti essere un rosso, un giallo, un viola, non sai neanche tu perché, ma sai che questa vita non ti piace, che non ti da nulla e sai anche che ti sei stancato di portare quella maschera e la vorresti togliere, come fanno quei rossi, gialli, viola che l’hanno buttata via. Ma tu non sai che loro ne hanno abbattuto solo un pezzo, un frammento, una scheggia e che il resto del viso è ancora coperto, ma per te, per te questo è già uno straordinario traguardo, forse un po’ troppo straordinario per uno ordinario come te.

    Le due ragazze si avviano tranquille, mano nella mano, verso l’edificio bianco. Adesso rimane solo la rana di nuvola che gracida quieta nel suo stagno celeste.

    B:C
    As usual... critiche, complimenti &co. sn ben accetti!!!
    Baci!!!


    Tu...

    Ciao a tutti!!! Nuova storia!!! Le critiche, i commenti, i complimenti sono ben accetti!!!

    Tu

    Mi sveglio tra le tue braccia, il viso poggiato sul tuo petto, la tua mano tra i capelli e la tua bocca a sussurrarmi buongiorno. Mi sembra quasi un sogno, ti ho rifiutato, ti ho detto che non mi sentivo pronta e tu sei ancora qui. Mi alzo piano dal tuo peto e ti bacio, un piccolo bacio, casto, puro, a fior di labbra. Sorridi, sei bellissimo. Mi sdraio di nuovo sul tuo petto e piano gioco con un tuo capezzolo, quasi incosciamente. Per un momento tremi, poi smetti e inizi ad accarezzarmi i capelli. So che vorresti qualcosa di più, ma lo sai che non mi sento pronta. Chiudo gli occhi e poggio le labbra sul tuo petto. Fremi, ma non ti muovi. Sorrido contro la tua pelle: sei bello. Incrocio le mie dita tra le tue e stringo. Sorridi, lo so che sorridi, non ho bisogno di guardarti per saperlo. E’ strano stare qui, sdraiati con solo una coperta poggiata tranquillamente sopra di noi, circondati da candele spente, da cuscini e dall’odore d’incenso che rimane nell’aria da ieri. Non pensavo che avresti resistito alla voglia… e invece. Ti tempesto il petto di baci e tremi, ma come al solito non fai nulla. Non sei il tipo da costringere una persona a fare qualcosa che non vuole. Continuo piano a baciarti e il mio sguardo scende in basso, la stoffa è tesa, distolgo lo sguardo e arrossisco. Te ne sei accorto e sei in imbarazzo. Sorrido tra il rossore e poggio piano le labbra sul tuo collo. Per un momento mi passa un’immagine diversa per la mente, il mio stomaco è in subbuglio e io arrossisco ancora di più. L’immagine vola via, lasciandomi questa strana sensazione addosso. Mi nascondo nella tua spalla, strusciando la fronte sulla tua pelle. Sorridi e il tuo imbarazzo scompare. E’ tutto così insolitamente naturale, per quanto questa situazione sia insolita, soprattutto, e forse solo, per me. Mi prendi la mano e inizi a baciarmi le dita, piano, dolcemente, senza fretta passi al palo e poi sul dorso. Anche questi piccoli gesti, dolci, calmi riescono ad acuire quella sensazione ignota nel mio stomaco. Arrivi al polso, uhm… Tremo leggermente, ormai sono come un blocco d’argilla nelle tue mani, potresti fare di me quello che vuoi, ma so che non lo farai. Dolcemente mi sdrai sul letto e mi sovrasti. Superi il polso e risali il mio braccio fino alla spalla, costellando di baci il tuo percorso. Lasci un unico, dolce, puro bacio sulla mia spalla e passi a torturarmi il collo. La sensazione nello stomaco aumenta e io inarco piano la schiena per avvicinarmi di più a te e alle tue labbra. Chiudo gli occhi, mentre tu piano scendi a baciarmi dolcemente e il seno, Mi tocchi con le tue mani calde e poi scendi a baciarmi e mordicchiarmi l’addome. Ti fermi su quel piccolo bottoncino di metallo: stai per sbottonarlo. Mi guardi, per i miei occhi è passato un lampo di terrore, te ne sei accorto. Sorridi tranquillo e smetti di toccarmi per poggiare le tue labbra sulle mie in un bacio casto e puro che si trasforma preso in passionale e forse quasi violento. Passi le braccia sotto la mia schiena ancora inarcata e mi abbracci. Poggiando il tuo viso sopra il mio seno, sorridi. Dio, ti amo. Posso sentire la tua eccitazione e so quanto ti costa quello che hai fatto. Tocco con una mano i tuoi capelli e inizio ad accarezzarti. Sorridi e chiudi gli occhi. Ti guardo ancora per un attimo e poi scivolo nel sonno mentre tu, dolce e piccolissimo, copri i nostri corpi con il lenzuolo e poi mi segui nel sonno.

     

    B:C

    Lacrime....

    Scritto a scuola durante l'ora della carbone... vedete un po' voi...
     

    Lacrime…

    Chiuse gli occhi e una lacrima scese lenta e salata sulla sua guancia. La lasciò scivolare fino a che non raggiunse la linea morbida della sua mascella, a quel punto col palmo della mano asciugò la linea bagnata che aveva lasciato sul suo viso. Si guardò intorno leggermente preoccupata, sapeva che aveva bisogno di una spalla su cui piangere, di una persona con cui potersi sfogare… Ma sapeva anche che non si sarebbe mai rivolta a nessuno per ricevere aiuto. No, lei no. Strinse di più le labbra per non farsi sfuggire alcun singhiozzo, cercò di non far notare il tremolio delle mani e di ricacciare indietro le lacrime, che ormai si facevano spazio e scendevano indomite e indifferenti al suo orgoglio che man mano si sbriciolava. No, forse in quel caso l’orgoglio non centrava, forse era qualcos’altro, ma non saprei dire cosa, è troppo complicato e poi… poi l’orgoglio è più facile da capire, di un miscuglio di sentimenti non delineabili. Voleva solo potersi nascondere sotto il banco e lasciarsi andare, togliersi la sua maschera di falsità e mostrarsi per quello che era, perché non ce la faceva più, perché si odiava, perché non aveva il coraggio di urlare al mondo i suoi sentimenti e perché non si riconosceva più. Ci aveva provato, aveva provato veramente a ritrovarsi, a cercarsi… ma non c’era riuscita, si era persa e non sapeva più né cosa doveva fare né come doveva farlo. Un singhiozzo le uscì dalle labbra, si guardò intorno, nessuno si era girato o prave averla ascoltata. Erano tutti troppo presi a prendere appunti e ad ascoltare qualcuno parlare di un uomo e del suo viaggio negli inferi. Se ne sentì sollevata, anche se solo in parte: aveva bisogno di qualcuno che l’abbracciasse e le dicesse che tutto sarebbe andato bene. Poco male che fosse un uomo, una donna o un bambino. Ne aveva bisogno e si sarebbe accontentata di tutto, di qualsiasi persona…

    Chiuse gli occhi e si girò verso la finestra, cerò di distrarsi guardando le foglie cadere e lasciarsi trasportare dal vento. Le lacrime ormai scendevano copiose e lei non provò neanche a fermarle, non ci sarebbe riuscita, lo sapeva. Sperò che nessuno la vedesse: tutta la sua insicurezza traspariva ormai palese. Strinse ancora di più le labbra, no, non avrebbe singhiozzato. Quei singulti li avrebbe sentiti solo nella sua testa, nella sua mente, nessun altro li avrebbe mai dovuto ascoltare. Ma uno le uscì, le scappò, seguito subito dopo da un altro. Non si guardò intorno, sapeva che erano stati udibili e sapeva che qualcuno li aveva uditi, anche se non era consapevole da dove venisse tutta questa sicurezza. Una piccola mano calda prese la sua, lasciata con noncuranza sul banco, e la strinse forte. Non si girò, sapeva di chi quella mano, poteva essere solo sua… Non diede segno di aver percepito il suo calore, ma ricambiò la stretta. Lasciò spaziare il suo sguardo sugli alberi e sulle macchine posteggiate lì sotto, mentre l’insegnante continuava a spiegare, lei ormai dimentica di trovarsi in una classe, a scuola, e attenta solo alla mano che stringeva la sua, in un tacito silenzio che valeva più di mille parole. Chiuse gli occhi e un piccolo sorriso, mischiato a gocce di tristezza, si dipinse sul suo viso.

     

     

     

     

     

     

     

    Nn l'ho neanke riletto... kissà se ci sn degli errori, delle frasi ke nn tornano o via dicendo... vabbè nn ho neanke voglia di rileggerlo!!! Eh eh eh...

    Compito di ita...

    Oh... ecco il tema di italiano... ci ho preso 8... qnd vedete un po' voi!

    Compito di italiano. Traccia 2

    Mare, mare, mare… Mare: sing., maschile, la vasta distesa di acqua salta che ricopre per tre quarti la superficie della Terra. Ma il mare è veramente solo questo? Ora, in questo momento, in questo luogo, con  la luce della luna che illumina a tratta l’acqua salmastra, non penso proprio. La sabbia fredda, sottile, così diversa dal duro terreno su cui ogni giorno sono costretta a camminare, è così strana.

    Mi siedo, ho tempo da perdere e lo voglio usare così: seduta qui a guardare questa distesa come migliaia e migliaia di persone avranno fatto e faranno prima e dopo di me.

    Il rumore delle onde del mare, così rilassante eppure così tenebroso e inquietante, mi trasporta in un luogo così lontano e tuttavia così vicino, mi porta dentro di me, dove non vado mai perché  avrei troppa paura di trovare qualcosa che non ci dovrebbe essere, qualcosa che io non avrei mai neanche dovuto guardare e sentire, qualcosa che mi avrebbe fatto precipitare in un baratro troppo ripido per essere scalato e troppo profondo per permettere a qualcuno di porgermi una mano, se mai ci fosse quel qualcuno. So che sto per rivedere quei ricordi, lo so e non voglio. Prima o poi dovrò rivisitarli, dovrò accettarli, ma non oggi, non qui. Cerco di pensare a qualcosa di bello, qualcosa che mi strappi via da tutto ciò, ma non lo trovo, forse perché non c’è.

    Un rumore diverso dalla costante melodia delle onde del mare, forse un gabbiano, mi distrae, è n piccolo rumore, insignificante, ma è abbastanza forte da rompere l’incantesimo e io ritorno con forza nella realtà a guardare di nuovo il mare, che prima era scomparso, almeno nella mia mente.

    Una lacrima mi solca il viso, seguita subito da altre, copiose, salate. Salate come l’acqua del mare, amare come l’acqua del mare, tristi come l’acqua del mare, in cui troppe persone sono morte, troppi evasi dalla vita normali, dalla tristezza, troppi cercatori a caccia di una vita migliore, di felicità. Troppe persone che vogliono dimenticare il loro passato hanno solcato questo mare, senza sapere che il loro passato li avrebbe accompagnati per sempre, fino al loro ultimo passo, fino alla loro ultima parola, fino al loro ultimo respiro.

    Come il mio passato non abbandonerà mai me e adesso che tutto stava andando bene, o almeno sembrava dovesse andare bene, Lui è tornato e la mia fortezza è crollata, come un castello di carta che al primo soffio di vento traballa ma resiste e al secondo si arrende e crolla. Sotto quel castello ci sono io che tremo e piango, perché quel che ho costruito con tanta fatica e sofferenza è crollato miseramente. Il mio mondo mista cadendo addosso, avrò la forza di sostenerlo o ne sarò miseramente schiacciata?

    Vorrei rimanere così per sempre, lontana da tutti e tutto, dimentica di tutto e tutti. No, non è vero. Di una persona non potrei mai dimenticarmi. Di lui non potrei mai. Ho passato troppe notti insonni a pensare a lui, a parlare con lui, a piangere per lui e a dormire con lui.

    Quante carezze, quanti sorrisi, quanti baci. E adesso quante lacrime, che scorrono copiose e senza ostacoli sul mio viso.

    Tutt’a un tratto una lacrima viene bloccata da una mano, non dalla mia, ma dalla sua. Si è materializzato al mio fianco e mi sorride, con quel sorriso dolce e rassicurante che rivolte solo a me. Le sue braccia mi avvolgono in una stretta calda e rassicurante.

    Poggio il mio viso sulla sua spalla e mi sento al sicuro, mentre parole consolatorie vengono sussurrate al mio orecchio, e riesco a capire tra il rumore di un’onda e un’altra, tre parole, indefinibili e stupende: “IO CI SONO”.

     

    B.C.